Helenica’s Chronicles: ViP al Campionato di Primavera


Chapter 1 – Si ricomincia…

 

Venerdì

Piove e la primavera per come la conosciamo noi è ancora un miraggio, ma Helenica è pronta e ci aspetta al pontile, lucida di pioggia e con già in dosso le sue vele migliori. Anche se quest’anno il fiocco in technora è stato sostituito da uno meno cattivo in dacron, sotto le luci ambrate dei lampioni e tutta agghindata fa sempre la sua figura… o almeno così appare a noi, che la guardiamo con gli occhi di chi le è legato da un affetto cresciuto negli anni, regata dopo regata.

 

Sabato

Con l’arrivo del resto dell’equipaggio sbarchiamo i chili superflui e ci prepariamo a quella che sarà l’unica uscita di allenamento di tutto il Campionato.
Sotto un cielo che non fa temere ustioni solari ed una arietta fresca e leggera da nord molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo verso il seno del golfo per togliere la ruggine formatasi con l’umidità padana, con l’intenzione di fare un paio di bordi di bolina per poi uscire dalla diga sotto spi. Ma spesso la cruda realtà riesce a disilludere anche le migliori intenzioni e dopo nemmeno mezz’ora dobbiamo ammainare la vela simmetrica causa probabile pausa-pranzo di Eolo. Optiamo per rinunciare a rifocillarci anche noi e, cocciuti e coadiuvati dall’amico diesel, oltrepassiamo il varco di levante. Giusto il tempo di guardarci attorno per capire cosa possiamo combinare e il vento, finalmente, comincia ad arrivare da Sud Est e a rinforzare. Si và… e non solo! Scorgiamo un’altra barca poco distante e ne approfittiamo subito per metterci in caccia e prendere qualche riferimento su di loro, anche se non sapiamo chi siano. In forza di quello spirito di agone che prende certi velisti, non occorre nemmeno un cenno che parte l’ingaggio ed un duello di virate e contro virate a cercare di coprirli e non farci prendere. Hellenica dà il meglio di sé sotto queste raffiche che arrivano fino a 20 nodi, ma anche i nostri avversari improvvisati non sono da meno; pian piano ci raggiungono e ci sorpassano. Finalmente vediamo che stavamo battagliando contro nientemeno un First 36.7 armato di tutto punto che però, una volta presa la testa non riesce a distanziarci… siamo lì… non scappa…
Ma alla virata successiva, per la troppa foga nella manovra, vola in mare la manetta di un winch. Abbandoniamo nostro malgrado la rincorsa per dedicarci al recupero a vela quando, alla prima strambata, anche il mezzo marinaio che avevamo approntato per il ripescaggio viene colpito da una bomata e finisce, pure lui, tra le onde. Ok, piano B: prima il “mezzo”, poi sarà il turno della manetta – la priorità è dettata rigidamente da una mera questione di prezzo! -. Al secondo tentativo, e con 1/3 di equipaggio schierato a penzoloni fuoribordo con un assetto da fare invidia agli Incursori della Marina, riusciamo a completare l’operazione. Vittoria! Ma abbiamo perso di vista la manetta. Ancora qualche bordo e quando ormai l’avevamo data per dispersa, per un colpo di fortuna di quelli con la C maiuscola, la intravediamo su una cresta. Stavolta è più difficile e la ritiriamo a bordo troppo tardi; il nostro “avversario temporaneo” è fuori portata e comincia a piovere in maniera decisa. Ammainiamo la randa e rientriamo verso il porto, senza immaginare che non ancora finita qui… a meno di un miglio dalla diga foranea vediamo sulla nostra dritta una barca a secco di vele con l’equipaggio che si sta sbracciando. No, non salutano, stanno chiedendo aiuto. Ci avviciniamo e scopriamo che hanno rotto (o perso?) la pala del timone probabilmente colpendo uno dei tanti tronchi che galleggiano e, poichè “quando ti cade l’uccello, ti rimbalza nel culo” (cit.), non possono usare nemmeno il motore perchè la scotta del fiocco gli è finita nell’elica . Manovra di avvicinamento sottovento ed eccoci passati da barca da regata a rimorchiatore, con promessa di un aperitivo pagato a saldo del soccorso. Ma siamo tutti marinai e alla fine, ad operazione compiuta, decliniamo l’offerta: in mare la prima regola è prestare assistenza a chi è in difficoltà e ci ha fatto piacere poter essere stati di aiuto.
Non sia mai che, comunque, qualcuno soffra la sete! Così appena ormeggiati ci rintaniamo dentro il solito bar per reidratarci in attesa che arrivi ora di cena per ritrovarci al ristorante gli amici di Kristina. Purtroppo, al secondo giro, arriva la notizia che il Comitato ha annullato le regate previste per il giorno dopo causa avverse condizioni meteo e la situazione di allerta gialla proclamata dalla regione.
Per riprenderci dallo sconforto, ordiniamo il terzo giro.

Domenica

Ci svegliamo con calma, con la testa martellante forse più per i postumi delle bevute che per la pioggia battente. Al primo sprazzo di lucidità decidiamo che ormai che siamo qui aspettiamo e vediamo se le condizioni migliorano di quel pochino che ci basterebbe per uscire per fare un altro po’ di allenamento.
Al secondo caffè smette di piovere. Via gli ormeggi, via i parabordi e rotta verso il mare aperto, si replica! Schiva un tronco qua, schiva un tronco là, appena spazio e vento sono sufficienti iniziamo a bordeggiare fino ad essere abbastanza distanti dalla diga per ritornare indietro con lo spi.
Ecco, pronti, poggiamo ed issiamo e… appena la vela va sotto pressione, qualcosa va storto e quasi tutti gli 80 metri quadrati del nostro simmetrico giallo-rosso si stendono sulle onde. Recuperiamo velocemente la vela prima che finisca sotto al chiglia a far danni peggiori e scopriamo, puntando il naso al cielo, che là in alto si è aperto il moschettone della drizza. Niente da fare, da solo non scende e ci toccherà andarcelo a riprendere una volta in banchina. Continuiamo a vele bianche per un paio d’ore visto che il vento è ancora intenso come ieri, usando come boa una nave all’ancora lì vicino, ma ci accontentiamo di un unico giro perché appena ci avviciniamo scopriamo che stanno espellendo qualcosa di non particolarmente profumato (o stanno lavando le sentine o stanno scaricando le acque nere…). La giornata è già andata abbastanza male per conto suo e non vogliamo peggiorarla con una spruzzatina fuori programma, quindi rientriamo; nemmeno a volerlo siamo giusto in orario per uno spuntino, abbiamo evitato la pioggia ed è abbastanza presto per fare un giretto in testa d’albero e rappezzare un paio di fori qua e là prima di rientrare a Parma…

e per la seconda volta in due anni me ne vado ad ammirare il panorama…

Chapter 2 – Laggiù… soffia!

Venerdì

Guardando dal molo di Le Grazie verso il Golfo, seppure nel nel buio della sera, si comincia ad intravedere schiuma bianca: “…laggiù …soffia!” gridavano dalla coffa del Pequod ed anche noi, come tanti Achab pronti a dare la caccia a Moby Dick, giriamo gli occhi nella penombra quasi a voler arpionare il grecale che inizia ad entrare.
Helenica è in banchina che ci aspetta, pronta per essere rivestita di tutto punto ed armata a dovere; stavolta faremo i preparativi in notturna, visto che l’indomani la partenza è prevista per le 11.00 e l’intenzione è quella di uscire presto per fare ancora qualche prova. Ci tuffiamo in cuccetta con un orecchio al vento inizia fischiare deciso tra le sartie, nella la speranza che la previsione di 6-8 nodi per domani sia sbagliata.

Sabato

Infilati 20 litri di nafta in un serbatoio talmente vuoto da fare l’eco, prendiamo la via del mare. All’esterno della diga foranea il vento in effetti è un po’ calato, mentre bordeggiamo verso Lerici per prendere acqua a sufficienza: ci servirà spazio per tirare un lato di poppa in cui ripassare almeno un paio di volte la strambata. Detto fatto, appena siamo in posizione poggiamo e issiamo lo spi… e il grecale della notte precedente si risveglia puntuale appena la vela è a riva. Nemmeno il tempo di vedere le cifre digitali sull’anemometro schizzare verso l’alto che Helenica accelera così improvvisamente da piegare le ginocchia mentre parte a surfare sulle onde a quasi 9 nodi, lo spi vola al vento tenuto a fatica dai tailer, mentre la pressione continua a crescere. Il timone risponde sempre meno e la sensazione è quella di essere presi per la testa dell’albero e coricati verso le onde. Il tempo sembra essersi dilatato per qualche momento mentre tutto pare avvenga al rallentatore… però il canale di Portovenere e, peggio, la Torre Scola si avvicinano velocemente quindi occorre reagire: abbiamo ancora il fiocco fuori, quindi sfruttiamo il rallentamento temporaneo nel cavo tra due onde per orzare e sventare lo spi riportandolo in copertura, quindi ammainiamo e continuiamo a bordeggiare a vele bianche fino a che il Comitato non richiama tutti per iniziare le procedure di partenza.
Farebbe piacere poter dire “buona la prima”, ma stavolta non è così: partiamo in ritardo sul tempo e virare non è poi così immediato perché dobbiamo dare precedenza a tutte le altre barche che sopraggiungono mure a dritta. Finalmente passiamo facendo un po’ di slalom e cominciamo a correre verso la lay-line sul bordo lungo che però parrebbe essere buono. Tra una straorza e l’altra raggiungiamo la boa, evitiamo un’altra barca quasi ferma per aver osato troppo e ci lanciamo lungo il lato poppa. La scena si replica anche alla seconda boa ma con altri protagonisti, mentre qua e là vediamo qualche barca coricata per aver osato troppo e qualche altra che ha mollato al volo il proprio spinnaker ed ora lo porta a spasso come una bandiera agganciata in cima all’albero. Il secondo giro è la copia esatta del percorso del primo, nemmeno avessimo segnato i puntini sulla mappa. Raggiungiamo il traguardo in volata alla pari conun’altra imbarcazione e voltiamo lo sguardo, anche se la sensazione è quella di non averne messi dietro abbastanza…
Pausa. Un po’ lunga, in effetti. Tanto lunga che il vento cala e dà quasi l’impressione di voler cambiare direzione. Passa qualche manciata di minuti ed ecco che il grecalone ritorna, bello teso. Si riparte! Pronti, via! Nuova partenza, identico errore di valutazione dei tempi. Se poi aggiungiamo un bello scarso proprio mentre stiamo approcciando la linea… No, così no la tagliamo. E c’è un sacco di gente che arriva con precedenza… Unica soluzione: poggiamo, strambiamo, insomma ci giriamo di 270° e ci buttiamo dall’altra parte mentre il vento rinforza. L’intensità è aumentata rispetto a prima, tocchiamo punte di 30-32-35 nodi e siamo sul lato buono, quindi pronti per andare in boa con una sola virata. Memori dell’esperienza precedente ci teniamo un po’ di margine in più. Eolo è benevolo e non ci cambia le carte in tavola, quindi riusciamo a correre più forte e con un po’ più di respiro sulle vele, tanto che raggiungiamo e sorpassiamo ben tre barche in lotta tra loro. Battagliamo ravvicinati, a distanza, con gli avversari e con il vento finchè non arriviamo a chiudere anche la seconda prova, con l’impressione di aver migliorato il risultato rispetto alla precedente.
Quattro ore dopo le classifiche, tra tempi e compensi, ci daranno clamorosamente torto: sesti la prima e settimi la seconda. Metà classifica. C’è di che sbollire, quindi… andiamo a bere.

Domenica

Se ieri erano previsti 6-8 nodi e ne abbiamo avuti 25-30, oggi quasi tutti i siti danno rinforzo sui 10-13. Quindi, per la formula della proporzione, appena in mare aperto ce ne arriveranno… Usciamo dal porto prendendo una mano di terzaroli (l’unica) alla randa e riducendo il fiocco per bilanciare la barca, con l’intenzione di contenere le straorze rispetto al giorno prima quando abbiamo navigato con tutta tela a riva. Oggi c’è un bel sole e sarebbe una giornata perfetta per andare in spiaggia o ad abbronzarsi sugli scogli… invece noi siamo fuori in barca, a prepararci per una regata, con vento rafficato fino a 47 nodi. Non siamo matti, semplicemente ci piace stare insieme a fare quello che facciamo.
Stiamo bordeggiando avanti e indietro passando da un ‘andatura al traverso all’altra per non spremere troppo le vele, viste le condizioni, tenendoci sempre in vista del Comitato che sta terminando di posare il campo, quando il fiocco decide che dopo l’ultima virata ne ha avuto abbastanza: a poco più di un metro dal punto di scotta, lungo la balumina, cede un bel pezzo di copertura anti-UV facendo saltare le cuciture e portando con sè il rettangolo del ferzo sottostante. Ora abbiamo un fiocco con finestra.

ciao fiocco…

Rolliamo per evitare danni peggiori e facciamo un veloce punto della situazione: Mancano 10 minuti alla nostra partenza, non abbiamo tempo di rientrare per trovarne uno di ricambio che forse nemmeno abbiamo (e soprattutto non lo possiamo armare in mare con 35 nodi ed onde che spazzano la prua)… Snoccioliamo alcune ipotetiche soluzioni mentre il tempo corre, finchè qualcuno dà voce ad un pensiero: a ritirarci facciamo sempre in tempo, a scartare un risultato, pure. Si incrociano gli sguardi, forse nello stesso momento in cui a tutti passa contemporaneamente per la testa la stessa idea folle. La decisione è presa senza nemmeno bisogno di darle voce, così che alla domanda retorica “Vuoi provare a bolinare così?” segue immediata la risposta “Sì. Andiamo.”
E fu così che Helenica, menomata, si lanciò sulla linea di partenza. Come al solito in ritardo e con la sola randa a riva.
Ora, raccontare di come questo equipaggio ha affrontato una regata lungo un percorso a bastone da percorrere per due volte per un totale di quasi 5 miglia cercando di usare un Sun Odyssey 37 come fosse un Laser, con un vento le cui raffiche hanno sorpassato più volte ed abbondantemente i 40 nodi, potrebbe assomigliare ad una storia di fantasia. La realtà rimarrà, credo, nella memoria di tutti i protagonisti di questa avventura, negli occhi di chi ci ha visti partire (e che sarei curioso di sapere cosa ha pensato!), e nella classifica finale della 3^ prova del Campionato Primavera di la Spezia.
A tutto l’equipaggio il plauso dell’Armatore, che una volta sentita la storia e saputo il risultato, ha avuto una sola parola: MERAVIGLIOSI!
 

Chapter 3 – Dead Calm

Venerdì

Solo tre settimane fa Le Grazie sembrava Trieste sotto la bora, questa sera la tranquillità regna sovrana. Helenica galleggia placida offrendo la murata di sinistra al mare, ma né onda né vento entrano nel golfo e le previsioni meteo lasciano intravedere un weekend più consono ad una giornata sulla spiaggia che ad ingaggi tra le boe. Vedremo domattina, intanto terminiamo gli ultimi riallestimenti della barca rileggendo gli ultimi comunicati del Comitato di Regata relativi ai cambi di percorso ed al nuovo ordine di partenza: domattina noi del gruppo ORC Gran Crociera saremo i primi.

Sabato

Mancano ancora quasi tre ore alla partenza quando Helenica scapola il faro della diga foranea e comincia a bordeggiare tra Portovenere e Lerici… non vorremmo che la pausa tra un weekend di regate e l’altro, combinata con l’umidità della val padana, abbia accumulato un po’ di ruggine sulle nostre giunture, quindi alterniamo qualche virata in bolina ad alcune issate, strambate e ammainate di spi finchè il vento rinforza con raffiche poco oltre i 20 nodi di apparente. Bene, bene, sono le condizioni che più ci piacciono!
Illusi. Man mano che l’inizio della procedura di partenza (per l’unica prova di giornata che stavolta prevede un percorso costiero) si avvicina, i nostri sorrisi calano come i numeri sul display digitale dell’anemometro, finchè a mezzogiorno inizia il count-down dei 5 minuti con poco più di 6-7 nodi. Coadiuvati dalla tecnologia, stavolta aggrediamo la linea di partenza. Siamo in rotta per andare in barca Giuria comitato e perfettamente in linea sul tempo quando, in concomitanza con il segnale di ultimo minuto, il vento rinforza di quel tanto che basta a farci rischiare di finire fuori.
Una rapida occhiata sottovento per verificare di non avere avversari e poggiamo scegliendo di mantenere la velocità a discapito della posizione… -3, -2, -1, via!
Raggiungiamo la boa di disimpegno della bolina e puntiamo a quella sottocosta in prossimità di Maralunga quando, ad una decina di lunghezze, incappiamo nei primi capricci di Eolo. Arranchiamo tra salti e cali d’intensità ed iniziamo a soffrire… Helenica patisce i venti leggeri e pian piano le imbarcazioni più piccole, che avremmo dovuto tenere dietro e distanziare per via delle correzioni finali in tempo compensato, ci raggiungono e sorpassano.
Occorre più di un’ora per raggiungere la terza boa ed avventurarsi sulla via del ritorno e la situazione non sembra migliorare, nemmeno con qualche refolo raccolto al volo nel canale di Portovenere. L’ultimo lato del percorso è una lotta a cercare di non fermarsi alternando fiocco e spi, evitando una porta-conteiner in atterraggio verso La Spezia, con un occhio sempre a poppa a tenere d’occhio il gennaker di Marcus, nostro avversario diretto al 3° posto in classifica, che sta recuperando su di noi.
Entriamo nel varco di levante e tagliamo il traguardo. La sensazione è quella di non essere riusciti ad agguantare un risultato decente e la classifica, pubblicata qualche ora più tardi ce ne dà conferma: 8° posto. L’unico aspetto positivo è che abbiamo recuperato 1 punto su Marcus, che chiude dietro di noi anche se per pochi secondi. Ora il terzo gradino del podio è a soli 2 punti…

Domenica

Cinque barche si stanno riscaldando sull’unica striscia di vento che increspa il mare tra l’isola di Palmaria e il Tino, tutto il resto è un olio. Proprio come il titolo del thriller di Noyce: “Ore 10: calma piatta”. Il Comitato è già in posizione e spera, come noi, che nelle due ore successive qualcosa si muova, ma non c’è ormai quasi più neve sulle apuane e il sole non scalda ancora a sufficienza per stendere sul campo di regata una bella termica. Ciò nonostante, ci provano e ci proviamo anche noi: a mezzogiorno sale la bandiera del nostro raggruppamento ed iniziamo le procedure per affrontare lo stesso percorso di ieri.
Pronti-via! Anche stavolta con un buon timing sulla linea (grazie tablet!!) ma un po’ coperti dai rifiuti degli avversari. Il vento al minimo sindacale rende le manovre difficoltose, è un attimo ritrovarsi fermi con la barca ingovernabile…

Ammucchiata!

Nemmeno il tempo di pensarlo che la nostra attenzione viene richiamata a poppa, verso la linea di partenza, da alcune grida ed un tonfo sordo. A poca distanza dalla barca Giuria alcuni avversari si sono ammucchiati cozzando uno contro l’altro dando riprova che due corpi non possono occupare simultaneamente lo stesso luogo nello stesso momento.
La distrazione dura un attimo, poi tutti di nuovo appollaiati sottovento per cercare di tenere gonfie le vele e camminare il più possibile. Ma se ieri l’impresa era ardua, oggi è proprio impossibile. Difficilmente tocchiamo i 3 nodi di velocità, le vele non riescono a portare e sembrano esageratamente pesanti, sbattono. Seguiamo per un po’ la flotta, tutta nella stessa condizione, finchè decidiamo di prendere una opzione diversa: issiamo la vela più leggera che abbiamo a bordo, lo spinnaker, e tentiamo di procedere ad una andatura tra la bolina larga ed il traverso. La grossa vela simmetrica rimane gonfia e ci spinge alla stessa velocità del vento, perdiamo prua rispetto alla rotta ideale per approcciare la boa ma almeno ci muoviamo. Uno dopo l’altro, anche gli altri più avanti tentano la stessa carta mentre il Comitato di Regata va pian piano annullando le regate delle altre classi.
Sono passate più di due ore dalla partenza e non siamo nemmeno a metà percorso. Abbiamo ammainato lo spi e riportato il fiocco a riva per cercare di risalire un poco quando una sequenza di quattro onde – probabilmente di uno yacht passato più al largo –investe la nostra prua, fermandoci completamente. Helenica non governa, siamo fermi e scarrocciamo. Lottiamo per un tempo che sembra infinito per riagguantare quel quasi-nodo di velocità e ritornare in rotta quando arriva via radio la comunicazione che molti ormai aspettavano o auspicavano: “Attenzione, a tutti gli ORC Gran Crociera: NOVEMBER. Regata annullata.”
E’ finita. E’ finito un campionato un po’ “azzoppato” rispetto al numero di weekend e di regate previste. E’ finita ogni nostra velleità per tentare di ambire a quel podio che da due anni ci sfugge.
Ma non è finita la nostra voglia di riprovarci. Quindi… ci vediamo alla prossima!
Grazie a tutto l’equipaggio che si è alternato in questo Campionato per l’impegno e la voglia dimostrata. Grazie al Comitato, che anche quando non è riuscito a farci divertire, comunque ci ha sempre provato. Grazie alla nostra amica Helenica si lascia maltrattare da noi velisti padani e nonostante tutto continua a regalarci belle soddisfazioni.
Le cronache di Hellenica alle Regate di Primavera 2016 si chiudono qui, con l’ultimo saluto a quei membri del nostro “sgangherato” equipaggio che stavolta non sono riusciti ad essere fisicamente della partita ed hanno dovuto chi saltare l’intera kermesse chi solo alcune prove: ogni volta che siamo saliti in barca il vostro spirito ed il vostro sostegno erano con noi.

HELENICA chiude al 4° posto confermando il piazzamento finale dello scorso anno

 

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