Trofeo Sampiero: bella impresa dell’equipaggio di Vento in Poppa


Trofeo Sampiero

Il nostro equipaggio si è fatto valere nel Trofeo Sampiero organizzato dal Circolo della Vela Erix di Lerici ottenendo un ottimo sesto posto generale e il quinto di categoria con Alcam, un veloce First 36.7. Ecco il racconto della regata.

Venerdì 20/6 – ore 16.30

A Le Grazie ci siamo quasi tutti, mancano giusto gli ultimi due che arriveranno domattina presto. Firmato il contratto, raccolto gli ultimi suggerimenti, saliamo per la prima volta a bordo di ALCAM e… cominciamo a smontarlo. Le vele in dacron bianco lasciano il posto a randa e fiocco cattive e nere di carbonio.

Venerdì 20/6 – ore 18.45

Barca pronta. Si dovrebbe uscire per un po’ di allenamento, ma… bar, aperitivo e secondo tempo di Italia-Costarica. A seguire pizza e ultimo bicchiere di rum, poi a nanna tutti anche se il sonno tarda a venire.

 

Sabato 21/6 – ore 8.00-9.30

Robusta colazione e doveroso acquisto di bancale di focaccine e affettati. Adesso siamo veramente pronti!

 

Sabato 21/6 – ore 11.30

Ci aggiriamo nei pressi della linea di partenza facendo lo slalom tra una trentina di partecipanti, fiutando il vento. Il meteo dice che ce ne sarà poco, con saccature di bonaccia. Scambiamo saluti e baci agli altri equipaggi, mentre dietro le spalle affiliamo i coltelli… e stavolta non per tagliare insaccati!

 

Sabato 21/6 – ore 12.55

In barca comitato, india a riva: 5 minuti al via. Motore spento, vele a segno, bordeggiamo sopravento pronti a tuffarci lungo le 80 miglia del percorso. Si parte alla barca in mezzo al mucchio, cattivi fin da subito: -4… -3… -2…-1… VIA! In lieve ritardo, ma dove volevamo essere: lì in mezzo a tutti, e come tutti a sventarsi l’uno con l’altro, cominciamo mure a dritta la lunga bolina che ci porterà al girare la boa al traverso del porticciolo di Gorgona.

 

Sabato 21/6 – ore 14.30 circa…

Al traverso di Punta Bianca salpiamo dal frigorifero una sostanziosa focaccia farcita, senza perdere d’occhio IRC e ORC che sono appena davanti a noi e cercando di individuare se e quanto riuscivamo a guadagnare sui nostri avversari diretti.

 

Sabato 21/6 – ore 17.00

Un po’ più sparpagliati, sempre sulle stesse mure della partenza, siamo ancora tutti a vista a misurare i guadagni e gli scarsi e a regolare 10 cm di scotta qua, un pelo di carrello là, paterazzo su, paterazzo giù, pesi di qua anzi-no-due di là, etc… E tra un colpo d’occhio a dritta ed uno a sinitra… oh cacchio, c’è qualcosa sulla nostra rotta. E’ grosso. Non si muove. Carte alla mano scopriamo che qualcuno ha messo un rigassificatore (se si chiama così) proprio tra noi e la nostra meta: tassativamente vietato navigare entro le due miglia da questo mostro; ma qualcuno ignora il limite, ignora le chiamate radio, continue e a volte un po’ minacciose, e dal bestione parte subito un rimorchiatore con velleità da incrociatore per abbordare i disobbedienti. Ok, messaggio recepito, viriamo, mentre all’orizzonte si staglia in distanza il profilo dell’Isola di Gorgona.

 

Sabato 21/6 – ore 21.00

Ci lasciamo sul dritto di poppa uno spettacolare tramonto, mentre gli sguardi sono concentrati su Gorgona, sempre più vicina alla nostra prua. Accendiamo le luci di via. La tensione è palpabile: dopo quasi 40 miglia siamo ancora quasi tutti in vista l’un l’altro, e la concentrazione per mantenere assetti, pesi, vele a segno e non perdere nemmeno un refolo di questo libeccio vigliacco e incostante che alterna punte di oltre 15 nodi a cali fino a 6 scarsi è tale che Alcam viaggia bene, spinto più che dal carbonio dalla nostra forza di volontà.

 

Sabato 21/6 – ore 22.50

Tutti fuori, siamo in boa! Ci facciamo identificare dal Comitato di Regata e appuntiamo l’orario. Prima di noi avevamo sentito alla radio la chiamata di 3 sole barche… possibile? Siamo così avanti? O è la radio che riceve poco? Comunque metà regata se n’è andata, è ora di festeggiare, quindi… pastasciutta! Intanto vediamo, se il vento tiene questi 10-15 nodi tra il traverso e il lasco possiamo rimanere su questa rotta di rientro. Abbiamo optato per la rotta più diretta in mare aperto, perchè il bordo è troppo buono e la velocità anche, siamo giusti per evitare l’area interdetta (già, perché sempre da lì dovremo ripassare!) e andare a cercare le termiche notturne sotto costa ci costerebbe veramente tanto in termini di scarso. Poi, alle prime luci dell’alba si poggierà e allora pronti per armare lo Spi.

Ci allontaniamo da Gorgona e dietro di noi, dalla zona della boa, vediamo che diverse luci bianche lasciano spazio a un’esplosione di rosse e verdi. Eh, sì, qualcuno lo abbiamo messo dietro!

Solo dopo un bel po’ ci accorgiamo che sopra di noi c’è un cielo stellato che neanche lo sfondo del presepe è così bello…

 

Domenica 22/6 – ore 00.00 e spiccioli

E’ il momento di iniziare ad elargire un congruo numero di imprecazioni ad Eolo, rosario che diventerà un “mantra” per tutto il lato di rientro al traguardo. Il vento gira a sud e cala… cala… cala ancora… azzz cala troppo! Porc… meno di 4 nodi e le vele sbattono. Sentirle i loro lamenti è una sofferenza, ma è buio e anche se le manovre sono tutte pronte ed in chiaro e noi in sicurezza legati come un Cav. Boschi, non siamo nelle condizioni di mettere a riva lo Spi. Quindi piano “B”: da sotto coperta esce un saccone blu che puzza un bel po’ di muffa, imbarcato su suggerimento di Arcangelo “prendetelo su perché non si sa mai” dice lui, ma soprattutto perché non abbiamo un Gennaker diciamo noi. Cosa c’è dentro? Un  Drifter! Che cos’è? La definizione sarebbe “vela di prua leggera (0-3 nodi) da bolina”, ma siccome Arcangelo è Arcangelo e questa vela chissà da dove viene e com’è tagliata – ma soprattutto noi siamo noi e non siamo in bolina! – ecco il colpo di genio: giù il fiocco e su il Drifter armandolo alla benemeglio come fosse un Gennaker. Non ci avete capito niente? Neanche noi, però funzionava e abbastanza bene, almeno da consentirci di rintuzzare addirittura un paio di volte gli attacchi di due avversari con Spi a riva che poi alla fine ci hanno sopravanzato.

 

Domenica 22/6 – ore 04.45

C’è l’alba. E chi se ne frega!! E’ il vento che dovrebbe esserci ma non c’è!!!

Tornano alla memoria le parole di Arcangelo: “Alcam con poco vento e con queste vele vola, vedrete!”… sì, forse sì, ma senza vento se ne sta lì ferma come tutte le altre. Altra serie di imprecazioni mentre l’anemometro fa la faccina attonita (00) e il mostravento gira su sé stesso ad ogni onda. Plich… plach… ploch… (suono onomatopeico che indica sciabordio con conseguente rottura di c…).

Intanto abbiamo il motore acceso (in folle, sia chiaro!) da oltre un’ora perché “vedrete che non avrete problemi di batterie, reggeranno benissimo” (Cit. Arcangelo). Meno male che avevamo preservato quella del motore e tenuto acceso, con l’altra, solo le luci di via e gli strumenti per la navigazione. Mah…

 

Domenica 22/6 – ore 08.00

Ci siamo…quasi! Dopo 40 miglia e 19 ore di regata siamo in atterraggio al Tino, con 4 avversari dietro di noi sulla tessa rotta e 2 sottovento leggermente più a prua. Non è ancora finita, vietato mollare, tutti concentrati. Caffè e occhi aperti, ci sono 8-9 nodi e siamo con lo Spi al traverso! Sì, perché fondamentalmente eravamo un po’ incazzati per esserci fatti sorpassare nella notte e allora lo abbiamo tirato fuori anche noi, un po’ rattoppato ma bello grosso (e non dite che le dimensioni non contano, non ci crede nessuno). E gli avversari non guadagnano un metro!

 

Domenica 22/6 – ore 12.00

Vediamo la linea d’arrivo.

Siamo al traverso del  castello di Lerici.

Da quasi un’ora.

Praticamente fermi.

 

Sì, perché dopo il Tino il vento ha girato bruscamente e noi prontissimi abbiamo ammainato lo Spi e issato il fiocco, godendoci un misto tramontana-grecale da 8.5 nodi che ci ha mollato preciso in mezzo al Golfo di Spezia mentre avevamo ingaggiato una lotta corpo-a-corpo con 5 avversari.

 

Per fortuna c’è corrente.

Favorevole.

Non sembra ma ci muoviamo, lo dice il GPS.

Fa caldo, il sole picchia.

No, ragazzi, non si può fare il bagno, ci squalificano.

No, ragazzi, nemmeno la doccia, abbiamo scaricato tutta l’acqua prima della partenza.

Guai a chi butta quel secchio in mare, ci rallenterebbe.

Forza, tutti sottovento.

Soffiare non serve.

Uno alla radio che avvisi il Comitato che stiamo arrivando.

Ah… Ci hanno visti. E lo credo, se stiamo qui un altro po’ diventiamo parte del paesaggio.

 

Domenica 22/6 – ore 12 50’ 07”

Tagliamo la linea del traguardo, 23 ore e 50 minuti dopo la partenza.

Stanchi, bruciati dal sole, incriccati, contenti.

Non sappiamo ancora la classifica, ma vediamo dietro di noi alcuni dei nostri avversari con cui ci siamo ingaggiati e spiati per le ultime 12 ore che sono ancora distanti dalla linea, in bonaccia completa.

 

Le Grazie – Atto finale

Alcam è all’ormeggio. Il pozzetto è un’accozzaglia di cime, drizze e scotte, la randa in carbonio delicatamente ammainata sul boma e gli oblò aperti. Ha la faccia stanca, barba lunga, ossa e  muscoli doloranti e gli occhi che bruciano… come noi.

Noi siamo al bar con Arcangelo, il solito bar, a stappare una bottiglia di prosecco e a raccontare questa ennesima avventura.

Ora un po’ di vacanze, ma le regate continuano e noi ci saremo sicuramente per il Trofeo Sampiero del prossimo anno.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *